Intervista ad Alexis Vallejos

Alexis Vallejos è un musicista cileno, chitarrista classico, che sta frequentando l’ultimo anno di corso al Conservatorio di Musica dell’Universidad de Chile. Grazie al suo talento ha vinto nel 2010 il concorso Fondart (fondo per le arti del governo del Cile, NdR), cosa che gli ha consentito di viaggiare in Italia e Spagna e di partecipare a diversi festival della sua specialità, gareggiando con i musicisti più preparati e talentuosi d’Europa. Al Festival Internazionale Dell’Adriatico è stato eletto come miglior interprete di musica italiana e in un’altro concorso ha ottenuno un invito per seguire un Master in una delle scuole più prestiogiose dell’Austria.

Dei suoi inizi nella musica,dello stato attuale della musica classica in Cile e di tanto altro ancora ci ha parlato il musicista nella seguente intervista.

Alexis, per cominciare vorremmo conoscere come ti sei avvicinato alla musica e da dove arriva la tua passione. I tuoi genitori o qualcuno nella tua famiglia è musicista?
No, nessuno dei miei genitori è musicista. Anche se non l’ho conosciuto so che mio nonno accordava pianoforti e che gli piaceva tanto la musica orchestrale. Ho cominciato a suonare la chitarra perchè mi interessava la musica popolare e quando mi sono reso conto che volevo dedicarmi a quello in modo più serio mi sono deciso a entrare in Conservatorio.

E alla fine come ti sei deciso per la chitarra classica? C’è una grande differenza tra la musica popolare e la classica, nella tecnica ma anche nel concetto.
Ho cominciato a prendere lezioni di chitarra classica perchè volevo continuare a fare musica popolare, però volevo imparare di più per migliorare la tecnica, per avere più confidenza con lo strumento. Alla fine ho avuto come professore Romilio Orellana, che è stato un vero maestro. Lui mi ha guidato nella musica e poco a poco mi ha fatto scoprire il bello della chitarra classica, e alla fine mi sono innamorato di questa tecnica, ho venduto la mia chitarra elettrica e ho fatto il grande passo allontanandomi dalle mie origini musicali popolari.

Hai mai avuto curiosità per un’altro strumento?
All’inizio m’incuriosiva molto il Liuto, più della chitarra, perche nella mia adolescenza sentivo moltissimi gruppi heavy metal che mescolano la musica rinascimentale col rock. Dopo aver sentito il Liuto, l’unica cosa che volevo fare era imparare a suonare quello strumento, ma in Cile non ci sono scuole dove si possa studiare e così alla fine mi sono deciso per la chitarra.

Sappiamo che non ti piace solo la musica classica ma anche quella Latinoamericana…
In quest’ultimo periodo ho fatto musica Latinoamericana e ho partecipato a diversi progetti lavorando con personaggi come il tenore Daniel Farías y Joseph Barahona, tra gli altri. Ho lavorato in uno in particolare in cui, insieme ad alcuni attori, abbiamo fatto un omaggio a Victor Jara, e lì ci presentavamo insieme a Sol y Lluvia e Santiago del Nuevo Extremo. Abbiamo suonato anche, ad esempio, alla manifestazione dei Detenidos Desaparecidos, quella che si fa tutti gli anni.

E come sei arrivato in questo ambiente ed a lavorare insieme ad attori di teatro?
Grazie a Daniel (Farías), che è mio amico da anni, lui lavora nell’ opera e nel teatro. Mi piace lavorare con lui e i suoi compagni perchè si dedicano più che altro al teatro per le scuole, vogliono trasmettere tanto agli studenti, ed è stupendo quello che fanno perchè vivono di quello e sono contenti di farlo. È più bello per me fare questo tipo di cose che magari ti portano meno fama ma ti danno più ricchezze interiori.

Soddisfazione personale?
Guarda, quello che succede e che quelli che si muovono in questi ambienti, della musica classica o del teatro non televisivo, è generalmente gente che non cerca la fama, ma cerca più che altro la soddisfazione personale, sapere che stai dando il meglio di te per una comunità, cioè la comunità che abbiamo in Cile. L’arte non arriva al cento per cento a tutti i settori della società, anche se adesso i concorsi Fondart hanno aperto tante possibilità, ma c’è ancora un certo elitarismo nei settori artistici. È in questo senso che trovo bellissimo quello che fanno Daniel e i suoi amici. Anch’io provo a fare lo stesso, lavoro nel comune di El Bosque facendo lezioni di chitarra ai ragazzi con meno possibilità nella Casa della Cultura, dove a volte faccio anche concerti.


DAL CILE ALL’ ITALIA

Hai fatto tante cose in Cile: presentazioni, corsi, lezioni. Ma sei venuto in Italia a fare qualcosa di molto diverso, competere a un livello più alto in confronto a quello che esiste in Cile. Come è stata l’esperienza che hai avuto fino ad ora, ti sei sentito alla pari rispetto agli altri partecipanti?
Il Concorso Intenazionale di Pisa è stato molto difficile, ma comunque sono stato bravo, cioè sono quasi passato in finale (settimo posto) , infatti la giuria mi ha detto che era un peccato che non fossi arrivato in finale e il presidente della giuria mi ha perfino invitato a studiare nella sua scuola in Austria, una delle più importanti al mondo. Perciò alla fine ho avuto un buon risultato perchè è già molto positivo che una persona ti voglia prendere come allievo.

E cosa gli hai risposto?
Gli ho detto di si, certo. Gli ho chiesto dove faceva lezioni e quali sono le possibilità di entrare a studiare li e lui mi ha risposto: “Se vieni a studiare con me io ti faccio entrare subito”, vuol dire che mi ha aperto una porta perche gli è piaciuto come suono, secondo lui a un buon livello, così se tutto va bene andrò a fare un master da lui il 2012, una volta finita l’università in Cile.

LA MUSICA CLASSICA IN CILE

In Cile si parla del fatto che non esista una gran diffusione della musica classica, non c’è neanche una grande conoscenza di massa di questo campo. A te come sembra il livello musicale cileno, sopratutto nella chitarra classica?
In Cile c’è una buona scuola, ci sono tanti professori che potrebbero insegnare in Europa. Il lievello è alto tra i musicisti in generale, ma quando si parla di chitarristi classici siamo molto più avanti. Nel mio primo viaggio in Europa sono arrivato in finale in un concorso a Valencia e ho un amico che ha vinto un concorso a Barcellona due settimane fa. Per essere una prima esperianza non è affatto male.

Quali sono i fattori che hanno influito in Cile per arrivare a questo livello?
Io credo che dipenda nettamente dal fatto che alcuni musicisti sono venuti a studiare in Europa e poi sono tornati in Cile dove hanno insegnato tutto quello che avevano imparato quà. Un esempio è il professore Ernesto Quezada che insegna al Conservatorio, lui è uno che ha fatto una grande carriera in Cile. Gran parte dei professori di adesso sono stati allievi del maestro Quezada, il mio professore per esempio. Negli anni ’90 e nei primi del 2000 tantissimi cileni hanno vinto i concorsi di chitarra più importanti del mondo e continua a capitare.

Ma secondo te anche adesso che c’è una scuola cosi buona in Cile è comunque necessario per un chitarrista cileno studiare in Europa per arrivare a un livello internazionale?
È necessario semplicemente perche è qua che si muovono gli assi culturali, cioè, è qua in Europa che ci sono i concorsi, i festival, ecc. È dove c’è la possibilità di fare lezione con altri professoti in classi magistrali, è qua dove lavorano i più grandi professori. In Cile ci sono poche opzioni per questo, e c’è un concorso importante ogni quattro anni e basta, invece in Spagna ci sono più di venti all’anno, in Italia altri 10. Ci sono molte più opzioni. L’altro problema è che in Cile succede tutto a Santiago, pensa se ci fossero le stesse possibilità nelle altre regioni, è questo che manca: un’attività cuturale più ampia.

Quali riforme si drovebbero fare per dare più importanza alla musica classica?
La prima cosa che si drovebbe fare è che il governo dia un appoggio maggiore ai conservatori regionali, per esempio,non solo a Santiago. Perchè i conservatori regionali non hanno una grande qualità, non come qua in Italia che ci sono in tutte le regioni, in tutte le città e poi sono tutti di alto livello, ogni città ha il suo teatro comunale e la sua scuola di musica.

Ma pensi che influisca anche la cultura dei cileni, se ci fossero più spettacoli musicali o aprissero più scuole di musica la gente ci andrebbe?
Io penso di si, perche negli ultimi anni hanno fatto spettacoli di opera all’aria aperta e si sono riempiti tutti. Questo significa che se la gente non è abituata ad andare ell’opera è per un fattore economico.

Allora c’è sete di cultura in Cile?
Certamente, e poi si fa tutto a Santiago, immagina se ci fossero queste possibilità nelle regioni, perche così come a Santiago si riempie così un’opera all’aria aperta sicuramente ad Arica (nord del Cile) sarà uguale. È quello che manca, una attività culturale più ampia.

Quali sono i tuoi proggetti per il futuro?
Prima di tutto devo finire gli esami dell’univerità e poi durante le vacanze continuerò a studiare perchè l’anno prossimo ho un concerto con il professore Orellana, faremo un omaggio a Bach a Santiago.

Come ti vedi tra dieci anni, quale sarà il tuo percorso dopo l’università?
Intanto continuerò a partecipare a concorsi perche quella è l’unica forma di aprire più porte per poi cominciare a fare concerti, farsi conoscere e anche per fare contatti come quello che ho fatto qua. In quale maniera mi potrebbe aver sentito lui se non era perchè era parte della giuria?

Intervista realizzata da Giuseppe Paganini e Rodrigo Ertti.
Bologna, Italia 10/11/2010.

Scrivi il tuo commento:

Usuario

Mensaje



tagboardgratis.com
Seafood recipes
 

 

indibur.com